Il Ciarlatano sinonimo di impostore che mediante una scaltra dialettica propina rimedi medicamentosi inutili, inefficaci o addirittura dannosi, nella storia della medicina ha avuto un suo ruolo culturalmente rilevante.
Sin dall’Antica Grecia s’incontravano una sorta di medici, gli asclepiadi, che sembra fossero tra l’altro buoni conoscitori della magia e delle arti magico-terapeutiche il cui arrivo era sempre atteso da numerosi malati; conoscevano le formule magiche ed erano famosi sia per saper curare le malattie e restituire la fecondità alle donne sterili, sia per attirare la pioggia o far tornare il sereno. Sembra non chiedessero compensi fissi ma offerte libere in cambio dei consigli e delle prescrizioni fornite ai gruppi di persone che si raccoglievano loro intorno. Nell’antica Roma vi fu una grande affluenza di terapeuti itineranti soprattutto greci, sono gli stessi che in latino erano chiamati circulatores o agyrtae, quest’ultimo termine deriverebbe dal greco e significa riunire, raccogliere. Molti di essi per convincere la gente sul potere dei loro antidoti portavano con sé serpenti velenosi dai quali si facevano mordere per mostrare l’efficacia delle proprie pozioni oppure per dimostrare di essere immuni dal veleno. Particolarmente rinomati i Caldei ed i Babilonesi che applicavano l’astrologia alla medicina. Con l’avvento del cristianesimo gli imperatori presero ad avversare questi terapeuti itineranti, i matematici (nome col quale si designavano allora gli astrologi) e gli esperti di magia, ma riemergono nel Medioevo chiamati Cerretani (abitanti di Cerreto in Umbria), ciurmatori, empirici, montimbanchi, norcini.Cerretani, girovaghi la cui attività principale era la preparazione e la somministrazione degli elettuari composti che corrispondevano a quei tipi di medicamenti che i greci avevano chiamato per lo più antidoti come la Teriaca il famoso medicamento. Giunti in una piazza e montati banco e scaffalature, si facevano riconoscere decantando pubblicamente le proprie capacità. Questi personaggi erano soprattutto raccoglitori di erbe e serpenti , preparatori e venditori di pozioni, di unguenti, di elisir, ed erano da considerarsi molto più vicini ai farmacisti che ai medici. I Cerretani nascevano e prosperavano autonomamente, giravano di paese in paese, di piazza in piazza, di mercato in mercato e a quanto risulta, molte volte, ammirati e seguiti dal pubblico, ma senza alcun avallo esplicito da parte delle autorità.
All’inizio questi terapeuti girovaghi non era discreditati, fu quando si diffuse l’intenzionalità ad un facile guadagno favorito dalla sprovvedutezza, che finirono per essere considerati avventurieri o personaggi dalla morale non proprio integerrima e per la loro condotta impostora e spesso al limite della legalità finirono per essere definiti Ciarlatani come espressione di disprezzo, trasformando e sostituendolo all’appellativo diffuso di Cerretano.
Indubbiamente l’attività del Ciarlatano era pericolosa per lo speziale ufficiale per due motivi: da una parte perché se il personaggio era un imbroglione faceva perdere credibilità alla categoria, ma se era serio e capace di ottenere risultati terapeutici evidenti poteva rappresentare concorrenza dannosa a tutto svantaggio della figura del farmacista abilitato.
Fu quindi naturale che le figure ufficiali degli speziali, per combatterne il raggio d’azione, imponessero che i loro composti proposti come medicinali dovevano essere sottoposti alle approvazioni dei Collegi dei medici. Le approvazioni dei Collegi erano il nullaosta obbligatorio per poter vendere il preparato, e per poter ottenere il nullaosta i ciarlatani dovevano pagare una tassa, comunicare la composizione dei preparati e sottoporli all’esame dei rappresentanti del Collegio fornendo credenziali e referenze sulla loro efficacia ed assaggiandoli essi stessi per provarne l’innocuità. La specialità più singolare era l’impiego dei veleni animali a scopo terapeutico. Molti di questi ciarlatani sapevano catturare i serpenti velenosi, estrarre loro il veleno, manipolarlo e somministrarlo ai malati evitando di produrre effetti dannosi. Altre specialità molto in voga, erano pozioni e elisir ricostituenti che, in una realtà di sottoalimentazione e di pesanti condizioni di vita e di lavoro, potevano rivelarsi preziosi.
Con questa sorta di nullaosta si verificarono però dei paradossi: un primo che le preparazioni dei Ciarlatani finirono per essere considerate più sicure di quelle delle spezierie ufficiali prescritte dai dottori medici, se non altro per la loro assenza di tossicità in quanto provati pubblicamente, mentre le prescrizioni mediche erano di fatto assolutamente arbitrarie, spesso estrapolate da testi antichi, senza alcuna verifica e la cui efficacia o innocuità dipendeva direttamente dalle allora non controllabili doti di capacità ed onestà dello speziale. Altro paradosso poiché molti Ciarlatanii vennero in contatto con le pratiche alchemiche e spagiriche tramandate nella cultura mediorientale, ebbero modo di essere a conoscenza dell’impiego terapeutico di composti chimici e spagirici e poiché le leggi cittadine vietavano agli speziali di vendere prodotti medicinali che non fossero prescritti da medici iscritti alla corporazione, dobbiamo presumere che i ciarlatani fossero in grado di preparare da soli questi composti. Infine assai spesso erano i governi stessi messi in grado ad acquistare dai Ciarlatani le formule dei preparati. L’acquisto di una formula di teriaca da parte della Repubblica di Venezia è il caso più famoso ed eclatante. La produzione della teriaca veneziana contribuì non poco alla ricchezza di Venezia. Occorre infatti sottolineare che un componente fondamentale per la teriaca era la carne dei serpenti velenosi, che, per servire allo scopo, dovevano prima essere catturati. I migliori e più rinomati cacciatori di serpenti velenosi erano i Marsi, un’antica popolazione abitante una zona montuosa vicino al lago del Fucino. Molti cerretani si proclamavano discendenti dei Marsi e giravano per le città dell’Italia con scatole piene di serpenti dal cui veleno si dicevano immuni.
Durante le epidemie i Ciarlatani, più di altri, spesso recitando in versi, davano consigli per prevenire il contagio e vendevano pozioni e preparati soprattutto nei paesi del contado, dove non arrivavano i banditori inviati dalle autorità cittadine. Malgrado ciò, e come ulteriore conseguenza della posizione ambivalente in cui si trovavano, ai Ciarlatani, in certi periodi del contagio, era vietato circolare liberamente da una città all’altra per paura che fossero essi stessi veicolo di diffusione della malattia. I consigli dei ciarlatani non si discostavano affatto da quanto di meglio potevano dire i medici ufficiali ed accademici, che spesso invece, si facevano portavoce di interessi di parte.
I Ciarlatani non si limitarono solo a illustrare le pozioni con il convincimento delle parole, per imbonire i ceti più bassi allestivano vere proprie esibizioni teatrali e in tal maniera ebbero modo di farsi propaganda presso le corti di tutta Europa, con spettacoli e rappresentazioni “ad hoc”. Esemplificative sono quelle compiute sotto l’egida di Cristina di Svezia a Palazzo Farnese a Roma, quelle promosse da Federico II oppure quelle di Giuseppe Balsamo, Conte di Cagliostro. Questi spettacoli a volte erano realmente attraenti ed anch’essi possono essere stati molto famosi come alcuni medicamenti dei Ciarlatani. Così divenne celebre l’elettuario Orvietano, usato per un gran numero di malattie, con cui acquistò fama con il nome di Tabarin il capocomico francese Moudor. che teneva uno spettacolo a Parigi al Pont Neuf. Tabarin divenne tanto famoso da dare il nome ai locali notturni della Parigi della Belle Epoque.
Nell’ambito d’azione dei Ciarlatani c’era inoltre un punto di forza che non si limitava alle sole pratiche connesse all’allestimento e alla vendita dei farmaci, anche se questa caratterizzazione corrispondeva alla parte preponderante del loro operato, si aggiungeva l’offerta chirurgica, con chirurghi empirici che oltre ad usare il coltello prescrivevano correttamente medicamenti e curavano le infezioni e le piaghe. Questi al contrario dei medici accademici che parlavano e scrivevano in latino, non sapevano sostenere le estenuanti disquisizioni scolastiche e non conoscevano che il volgare; erano spesso itineranti, addestrati di padre in figlio ad eseguire atti operatori talvolta tenuti segreti. Si recavano da un paese all’altro, praticavano la pericolosissima operazione della calcolosi vescicale, che allora si chiamava mal della pietra, operavano ernia, cataratta e talvolta si cimentavano anche in operazioni più gravi e difficili, non solo ad esito infausto (che erano aimè la maggioranza) ma anche risolutive, cosa che dimostra un alto grado di perizia e di coraggio. Particolarmente abili nelle operazioni dei calcoli vescicali sembra che fossero i norcini (provenienti da Norcia), in alcuni casi essi prendevano in casa loro il malato ed in dieci giorni lo mandavano via guarito.
La ragione del successo dei Ciarlatani risiede sicuramente nel fatto che rappresentarono il superamento della disputa tra medici e chirurghi che fu molto profonda per più di quattro secoli ed è durata fino al 1700. Inizialmente i governi non sostennero in modo deciso le rivendicazioni di monopolio della conoscenza e dell’esercizio dell’arte da parte dei dottori in medicina. Il riconoscimento definitivo della medicina ufficiale, come esclusiva, avvenne e si consolidò dopo il concilio di Trento, con l’attuazione della Controriforma. I medici accademici, una volta ottenuto il riconoscimento della propria attività quale arte liberale, presero naturalmente a difenderla contro qualunque tipo di concorrenza diretta o indiretta e iniziarono la lotta incessante e mai conclusa contro il cosiddetto esercizio abusivo, ma i guaritori garantivano oramai un certo grado di sanità pubblica ed eliminarli avrebbe creato forti tensioni. Non era quindi possibile metterli al bando.
In conclusione ci si troverebbe in errore se si disconoscesse l’importanza dei ciarlatani considerati fino a tempi recenti di nessuno o scarso rilievo nell’indagine storica delle arti sanitarie. E fa riflettere scoprire oggidì, specialmente nelle contrade più povere del pianeta, l’esistenza di persone che continuano a praticare l’antico mestiere di farmacista-terapeuta itinerante con gli stessi gesti e espressioni che ritroviamo nelle antiche raffigurazioni barocche, circondate da uomini e donne che preferiscono le loro cure alla medicina ufficiale.

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